Stop alla pubblicità

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Annunci. Se sei un assiduo utente di internet, li avrai visti. Appaiono sui risultati di ricerca, appaiono sui siti web, sulla tua pagina di Facebook e quando scorri il tuo profilo su Instagram. Gli annunci sono utilizzati dalle aziende per promuovere i loro prodotti e servizi e per raggiungere i loro (potenziali) clienti.

In passato, se volevate evitare gli annunci sulla vostra TV, andavate semplicemente in bagno, mentre gli spot pubblicitari scorrevano sullo schermo. Oggi, con i computer, è proprio qui che entrano in gioco gli adblocker.

Gli Adblocker crescono esponenzialmente

Tuttavia, la reazione agli annunci potrebbe non essere quello che le aziende speravano. Sempre più utenti scaricano estensioni e applicazioni per bloccare questi annunci.

In Paesi come la Gran Bretagna, un quarto degli utenti aveva scaricato un adblocker all’inizio del 2018. In Germania la percentuale si avvicina a un terzo di tutti gli utenti di internet. E la tendenza è continuo in aumento. Questi numeri sono tutt’altro che buone notizie per gli inserzionisti e le aziende.

Sembra che le statistiche finora pubblicate siano state inferiori a quelle reali. Pare infatti che il numero effettivo fosse più del doppio, come afferma la rivista ONEtoONE.

Questa crisi, anche se si presenta ancora soprattutto fra gli utenti di portatili e PC, sta crescendo rapidamente anche sugli smartphone. Una media del 15% alla fine del 2017 e significativamente superiore in Asia. Soprattutto gli utenti esperti di Internet ricercano un’esperienza senza pubblicità. Ma non sono assolutamente gli unici.

reasons for blocking ads

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Gli Adblocker crescono con il portafogli

Particolarmente frustrante per gli inserzionisti è che soprattutto le persone con un reddito più alto hanno maggiori probabilità di installare un adblocker e, quindi, evitare ogni tipo di pubblicità durante la loro esperienza online. Se guardiamo i numeri, sono soprattutto gli individui con un reddito netto di 7500€ e oltre, che preferiscono essere lasciati “senza pubblicità”. Infatti, fino al 64% di queste persone evitano di visualizzare qualsiasi tipo di pubblicità. Ma sono proprio quelle persone che sarebbero davvero attraenti per la maggior parte delle aziende.

Qualche numero…

Nel primo semestre di quest’anno, Statista mostra che il 42% degli utenti britannici non vedrà mai nessun tipo di annunci display. In Germania è il 45%, in Francia il 43% e in Italia il 39%. Se ci pensi, la metà di tutte le pubblicità di display che stai inserendo come parte delle tue campagne SEA non raggiungerà mai gli occhi di nessun utente.

age and gender graph

Marketingland.com

Un’anomalia nella matrice

E’ però proprio questo particolare gruppo che sarebbe particolarmente interessante per i marchi. Sono le persone con un reddito più alto e un’istruzione superiore, che decidono di bloccare più annunci pubblicitari. Così come le generazioni più giovani sono più inclini ad installare un adblocker, piuttosto che i loro nonni.

Ma perché la gente vuole un’esperienza internet senza pubblicità? La maggior parte delle persone affermano che preferirebbe non essere interrotta da un annuncio casuale, durante la loro ricerca o esperienza di navigazione in generale. Questo motivo sembra essersi spostato dalle preoccupazioni iniziali sulla privacy e sulla sicurezza, che la gente indicava come motivo per installare l’adblocker nel 2014.

I recenti scandali riguardanti Facebook e Google non invertiranno certamente la tendenza, a quanto pare. Dice il Dr. Johnny Ryan, il responsabile dell’ecosistema di PageFair:

“[…] But now [ad blocker usage] has grown to a broader demographic for whom [an ad blocker] is closer to just a remote control. The genie is out of the bottle and if the industry had taken privacy and data protection seriously this might not have happened.”

L’Adblock wall

Ma i siti web o le aziende come possono risolvere questa tendenza? Alcune pagine hanno adottato la soluzione della cosiddetta Adblock wall. In questo caso, l’utente non può visualizzare il contenuto di un determinato sito web, a meno che non abbia disattivato l’adblocker. I risultati, tuttavia, sono ben lontani da quanto sperato: Più di tre quarti degli utenti che hanno installato un adblocker, hanno dichiarato che avrebbero semplicemente abbandonato il sito web, invece di inserirlo nella whitelist, come richiesto.

Di conseguenza, l’azienda potrebbe rispondere, che il tasso di conversione è del 40% o 50% grazie a questa strategia. Questo potrebbe anche essere il caso, ma al costo di scacciare il 75% o più dei suoi potenziali clienti.

Terra in vista?

Ora potete chiedere, “OK, questo è tutto molto interessante, ma sembra che dovrei semplicemente smettere di pubblicare annunci in generale, no?” Beh, non è così semplice. Quello che potreste fare, è cercare di capire perché il vostro gruppo target installa un adblocker, qual è il problema e come potete risolverlo.

Prendiamo Facebook, per esempio. Hanno modificato la loro tecnologia in modo tale che gli adblocker non avrebbero funzionato sul loro sito web. Hanno intervistato i loro utenti e ricercato che tipo di contenuto i singoli stessero guardando. Di conseguenza, hanno dato ai loro utenti un maggiore controllo sui tipi di annunci, che erano in grado di visualizzare. Come spiega Facebook, sono riusciti ad offrire un’esperienza migliore ai loro utenti.

Quindi, per riassumere: Non possiamo garantire che gli adblocker cesseranno la loro crescita esponenziale, ma possiamo assicurare che mettendo il cliente al centro, non ne subirete le conseguenze. Se sapete cosa stanno cercando i vostri clienti e potete essere sicuri di offrire il prodotto giusto alle persone giuste, queste persone ve ne saranno grati (leggi: vi sceglieranno come fornitore).

Raffaela von Gilardi

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